Un anno importante il 2007 per Luciano Andreoli, cominciato con la vittoria di una sua
special alla Bike Expo di Padova di gennaio, la Project 8 per l’appunto, che ha dato la
possibilità al bravo preparatore Bresciano di volare a Sturgis, ad agosto, in occasione
dell’AMD il campionato mondiale dei customizer, per giocarsi il titolo con i migliori
preparatori del momento. Unico tra gli Italiani a partecipare alla manifestazione per
quest’anno.Testo: Corrado
RdT: Bentornato Luciano, raccontaci prima di tutto come è andata la trasferta a Sturgis in occasione dell’AMD World Championship of Custom Bike Building.
Andreoli: Abbastanza bene la moto si è classificata nella trentesima posizione.
RdT: Qual è il clima che si respira in una manifestazione del genere tra tutti gli addetti ai lavori, leggi customizer?
Andreoli: Mah, mi sono trovato un po’ isolato essendo l’unico Italiano.
RdT: Andreoli oramai fa più notizia quando non vince anziché che il contrario, come ti sono sembrate le moto che si sono aggiudicate i tre gradini più alti del podio?
Andreoli: Molto belle ma purtroppo non funzionanti.
RdT: Cosa ritieni possa mancare ai builder americani rispetto a quelli di casa nostra? Naturalmente la domanda può essere letta anche al contrario, vedi tu.
Andreoli: Non manca nulla ad entrambi.
RdT: Due Giapponesi tra i primi tre classificati, come leggi questo risultato?
Andreoli: Semplice, i votanti erano le persone del pubblico di cui la maggioranza Giapponese.
RdT: Esiste davvero quel divario tra il nuovo continente e la vecchia Europa in fatto di motociclette speciali?
Andreoli: No assolutamente
RdT: Qual è stata la cosa che più ti ha colpito di questa importante manifestazione, sia in senso positivo che in quello negativo?
Andreoli: Che i motociclisti sono veri motociclisti e non casinisti.
RdT: Se domani ti chiedessero di ripartire per Sturgis, fatta tesoro l’esperienza appena conclusasi, cosa modificheresti della tua performance?
Andreoli: Tutto.
RdT: Quali sono le caratteristiche imprescindibili che una moto deve avere o mantenere?
Andreoli: Che le moto possono andare su strada.
RdT: Secondo te le moto viste al contest avevano questa peculiarità, o alcune erano solo esercizi di stile, difficili da poter vedere girare in strada?
Andreoli: Il 95% erano da expo.
RdT: Fino a qualche anno fa la tua officina misurava in tutto 60mq, ora sei annoverato tra i migliori preparatori in circolazione, non dimentichiamoci che l’AMD è il campionato mondiale dei preparatori, se te lo avessero detto allora cosa avresti risposto?
Andreoli: Era una cosa impossibile.
RdT: Una qualità che intendi riconoscere a Luciano Andreoli?
Andreoli: Sono i miei clienti che devono rispondere.
RdT: Qual è il preparatore che ammiri di più in assoluto e dal quale ti faresti costruire una special?
Andreoli: Jesse James.
RdT: Tecnicamente cosa ti ha insegnato questa trasferta americana?
Andreoli: Nulla
RdT: Sempre che si possa svelare, so che hai in cantiere un progetto molto ambizioso, che sorpresa ci stai preparando?
Andreoli: Ti saprò dire qualcosa a Gennaio
RdT: In Italia ci sono dei bravissimi e validi preparatori, nonché ditte tecnologicamente molto avanzate in fatto di progettazione e produzione di accessoristica after market, in contrasto abbiamo una burocrazia riguardo alle omologazioni a dir poco vergognosa, vedi spiragli di miglioramento o c’è solo da mettersi a piangere per il futuro?
Andreoli: La cosa più semplice è aggirare il problema, legalmente s'intende!
RdT: Pensi che ci possa essere ancora un’evoluzione del settore Custom in Italia e le kit bike possono ritagliarsene un cospicuo spazio?
Andreoli: Si, naturalmente.
RdT: La tua carriera è di tutto rispetto, c’è qualcuno in particolare che ti senti, o che vuoi poter ringraziare?
Andreoli: Si, mia moglie Lidia.
RdT